Era venuto allo studio per una questione di poco conto, ma “di principio”, come la definiva lui. Una multa.
Siccome rientrava tra le materie di cui caparbiamente aveva deciso di non occuparsi, gli suggerì il nome di un collega.
Mentre lo accompagnava alla porta, lui disse:
Peccato…
Per cosa…
Perché non sarà Lei ad assistermi…
Ma non ne sarebbe valsa la pena… io sono “cara”, replicò lei, sorridendo.
Ed invece sì… So che di Lei mi potrei fidare…
Quando stava per aprire, lui le fermò la mano.
Quel gesto inatteso e il contatto con quella pelle sconosciuta suscitarono in lei un profondo turbamento.
Sentiva la testa che le girava.
Non ebbe nemmeno il tempo di realizzare che era arrossita, che lui aggiunse:
E se prendessimo un caffè insieme al bar qui sotto?
Capì che doveva riprendersi subito e riacquistare il suo solito colorito, anche per non apparire troppo ingenua, così, cercando di controllare la voce, rispose:
Magari domani…"
Perfetto: domani alle 18,00. Tanto io sono sempre lì a quell’ora.
In quell’istante le venne in mente che, negli ultimi giorni, mentre apriva il portone del palazzo per salire allo studio, aveva notato quest’uomo seduto al bar accanto che leggeva.
Anzi una volta le era sembrato che la osservasse piuttosto incuriosito, perché, avendo le mani occupate con riviste, libri e borsa, aveva difficoltà con le chiavi e lui stava quasi per alzarsi ed aiutarla.
Arrivò all’appuntamento con un sottile filo d’ansia che le stringeva il collo e i pensieri non consentendole di essere lucida.
Il cuore le batteva così forte che era come se volesse scappare dal petto.
Lui sembrava tranquillo, ma non riuscì a celare la gioia nel vederla arrivare. Chiuse il libro e si alzò per farla accomodare.
Mentre si sedeva, lei scorse il fantasma di una rosa rossa essiccata tra le pagine.
Stranamente provò un leggero fastidio.
Presero il caffè in silenzio.
Il suo abbigliamento non era ricercato, ma pulito, e, sebbene lui non fumasse, sentiva odore di tabacco e di mela verde.
Guardò furtivamente i suoi occhi da cerbiatto e le sue labbra tinte di fragola e miele. Si soffermò, poi, sulle mani che - impudicamente - sembrava le chiedessero protezione e sentì il desiderio di sfiorarle.
Fu lui a rompere il ghiaccio:
Seduto a questo tavolo, con un po’ di musica di sottofondo e un buon caffè, sto imparando ad assaporare il tempo e a conoscere le persone. Mi piace guardarla quando arriva, ogni giorno. E provare ad immaginare la sua vita.
Di nuovo diventò rossa e cercò di scacciare questo ridicolo pudore che alla sua età ancora la perseguitava:
Certo, sono buffa, sempre di fretta e con mille cose da fare…
Da quel giorno presero il caffè insieme quasi ogni giorno per un mese, scambiandosi poche parole.
Era soprattutto lui a parlare.
Lei amava sentire la sua voce calma e sicura, mentre le raccontava delle abitudini dei vari negozianti, delle bizzarrie degli abitanti della piazza, del suo gatto, dei suoi libri.
Non faceva mai alcun riferimento personale a lei o a loro due, ma ogni sua parola era per lei e per loro.
Solo una volta le disse:
Ha gli occhi così vivi, li guarderei per ore…
Quando non lo trovava seduto al bar, diventava nervosa, irrequieta, intrattabile, e non aveva voglia nemmeno di salire allo studio.
Ma non gli chiedeva mai la ragione delle sue assenze.
Una sera le disse:
Posso accompagnarla sopra?
Sì, certo…
Davanti all’ingresso dello studio, le prese le mani e le avvicinò alle sue labbra. Scottavano.
Mi perdoni – disse - Sto bene in Sua compagnia, forse troppo e non sono abituato, per questo sono confuso. Io vivo solo di silenzi e per ora nella mia testa c’è un frastuono.
E andò via aggiungendo:
Devo trovare un po’ di armonia...
Gli disse, dandogli per la prima volta del tu:
Qualora dovessi trovarla, non tornare più qui.
Mancò per un mese, e furono giorni interminabili.
Ma poi tornò.
Era un pomeriggio d’autunno e c’era vento.
Dallo stereo del bar giungeva la voce di Vecchioni: Tu sei bella anche se non ridi...
Per la piazza volavano foglie e cartacce, dappertutto, in una danza carnevalesca.
Quando lei arrivò, alzò gli occhi dal libro per guardare dalla sua parte mentre il vento scompigliava tutti i fogli.
La rosa volò via.
Ma lui non se ne accorse.
C.N.
Roberto Vecchioni - Vorrei
I pensieri hanno bisogno di intrecciarsi. Di mischiarsi.
Non si può giocare una partita con carte tutte uguali.
Non si può vivere una sola vita.
*********
L’altra sera – mentre ascoltavo
Ed ho avuto la certezza che Beethoven ha provato i brividi della perfezione che solo un matematico puro può provare.
Insomma, Vasco Rossi potrebbe essere tranquillamente un camionista, Battiato un monaco tibetano, Vecchioni non può che essere un poeta.
Ma Beethoven…
Beethoven è un matematico.
(la foto dell'orchestra e del coro è a dir poco orribile... ma non potevano scattarsi foto e con il cellulare è stata un'impresa ardua)
Il tempo scorre inesorabile, rubandoci le cose più care.
Possiamo solo tentare di salvare i nostri pensieri.
“Il tempo intanto correva, il suo battito silenzioso scandisce sempre più precipitoso la vita, non ci si può fermare neanche un attimo, neppure per un’occhiata indietro. “Ferma, ferma”! si vorrebbe gridare, ma si capisce ch’è inutile. Tutto quanto fugge via, gli uomini, le stagioni, le nubi; e non serve aggrapparsi alle pietre, resistere in cima a qualche scoglio, le dita stanche si aprono, le braccia si afflosciano inerti, si è trascinati ancora nel fiume, che pare lento ma non si ferma mai.” (1)
(1) Dino Buzzati, Il deserto dei tartari.
Col tempo sai...
Col tempo sai
col tempo tutto se ne va
non ricordi più il fuoco
non ricordi le voci della gente da poco
e il loro sussurrare
non ritardare copriti col freddo che fa.
Col tempo sai
col tempo tutto se ne va
e ti senti il biancore di un cavallo sfiancato
in un letto straniero ti senti gelato
solitario ma in fondo in pace col mondo
e ti senti tradito dagli anni perduti
allora tu col tempo sai non ami più.
Avec le temps...
Avec le temps, va, tout s'en va
On oublie les passions et l'on oublie les voix
Qui vous disaient tout bas les mots des pauvres gens
Ne rentre pas trop tard, surtout ne prend pas froid
Avec le temps...
Avec le temps, va, tout s'en va
Et l'on se sent blanchi comme un cheval fourbu
Et l'on se sent glacé dans un lit de hasard
Et l'on se sent tout seul peut-être mais peinard
Et l'on se sent floué par les années perdues
Alors vraiment
Avec le temps on n'aime plus.
[Leo Ferrè]
Solo le persone in cui abbiamo - sbagliando - creduto di più, possono deluderci di più.
In fondo la colpa è nostra.
Aver visto dei leoni laddove c'erano solo fantasmi di conigli.
[C.N.]
Siamo - o almeno ci sentiamo - tutti un po' in vacanza e molto distratti.
E siccome sono una bambina capricciosa che ha bisogno di attenzioni, ho deciso che in questo topic si parlerà del "nulla".
Vi assicuro che non è un topic facile.
E non credo che ci riusciremo.
Ma almeno ci proviamo.
Qui di seguito due stralci appartenenti ad autori diversi, anche se apparentemente quasi in prosecuzione logico-temporale.
Mi piacerebbe che qualcuno indovinasse gli autori e/o, comunque, dichiarasse la sua preferenza per l'uno o per l'altro.
I stralcio
XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX
(Omissis- si rinvia al commento #19)
II stralcio
"Gli uomini non volevano una donna; non la volevano proprio. E nemmeno M. la voleva. E quei dongiovanni che facevano finta di desiderarla e che esibivano le loro prestazioni sessuali, com'erano squallidi!
Voltò l'angolo della casa e si fermò. Nel cortiletto a due passi da lei, il guardiacaccia si stava lavando, ignaro della sua presenza. Era nudo fino alle anche, con i pantaloni di velluto che gli calavano fui fianchi sottili.
Mise le coperte per terra e le distese con cura. Ne ripiegò una perchè le facesse da cuscino. Poi, seduto sullo sgabello, l'attirò a sè tenendola con un braccio, mentre con l'altra mano le frugava sotto il vestito."
C'è un caldo torrido.
Non ho voglia di parole inutili, ma di schiettezza di vita. Di sincerità.
Nè desidero esporre ai rischi di questo clima estremo i miei pensieri più sentiti.
Auguro, quindi, delle buone vacanze a tutti.
Io sarò qui. Se voi ci sarete. Ed anche se non ci sarete.
Ad xyxyxyxy dedico il motivetto di questa canzone (le parole non posso - anche perchè per "il dolcissimo bacio d'amor" è già prenotato P.):
Sono certa che per lui e per tanti altri letterati sia preferibile a tutte le mie poesiole:
"Con le pinne
fucile ed occhiali
quando il mare
e' una tavola blu
sotto un cielo
di mille colori
ci tuffiamo
con la testa all'ingiu'
mentre tutta la gente e' assopita
sulla sabbia bruciata
dal sol
ci scambiamo
nell'acqua salata
un dolcissimo bacio d'amor"
[Edoardo Vianello]