Mi piace sentire la penna che imprime i miei pensieri scivolando sulla pelle.
Scrivo sulle mie mani sulle braccia sulla pancia sul seno sulle gambe sui piedi tra le dita sui polpastrelli sulla fronte tra i capelli scrivo sulle ginocchia e persino sulla schiena e quando non basta più la mia pelle sovrappongo la scrittura o scrivo su una pelle affine alla mia.
Timoroso e fintamente pudico ti sei offerto naturale pagina per le mie parole.
Così continuo a scrivere sul tuo collo sulla nuca sul naso sulle palpebre dietro le orecchie sul petto sul viso sulla schiena.
Tu guardi in silenzio.
Non perché io scriva grandi cose. Nemmeno leggi.
Ti piace solo vedere la passione che ho quando scrivo.
[Dedicato a chi ha avuto la pazienza di starmi accanto ed è riuscito – sia pure per brevi istanti - ad essere pelle per la mia scrittura, a L., fonte viva ispiratrice degli anni più recenti, a tutto ciò che provoca in me delle emozioni positive, alle parole senza le quali non potrei vivere, ed a me stessa - che so vivere di parole come pochi]
Qualche settimana fa una mia amica, docente di lettere, "seriosa", equilibrata, concreta, (praticamente il mio opposite), mi dice di aver letto il libro “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza e di averlo trovato - a tratti - sconvolgente. Questa definizione mi convince a comprarlo. In tempi in cui niente mi sorprende, trovare qualcosa di “sconvolgente” è quasi un miracolo.
E’ stata una lettura per me difficile, perché il libro non segue i percorsi naturali del mio cuore. Ed ecco le mie impressioni.
Romanzo “pagano” che pone al centro la libertà del corpo e della mente.
Mille volte Mody (Modesta, la protagonista) sfugge alle catene spesso invisibili che la società, la ricchezza, l’ideologia politica e la stessa cultura cercano di imporle.
Quando, dopo la morte di Gaia, nobildonna che l’aveva accolta dopo il quasi esilio dal convento, diventa ricca e deve gestire tante proprietà, decide di cominciare a vendere perché “bisognava essere liberi, approfittare di ogni attimo, sperimentare ogni passo di quella passeggiata che chiamiamo vita”.
Ed ancora, impara, da adulta e con non poche difficoltà, a nuotare per amore di libertà “era estate, e dovevo rubare a quel mare avaro un po’ della sua libertà”.
In nome di questa libertà molte cose (e la vita stessa di alcune persone) vengono sacrificate, senza rimorsi o rimpianti.
Così anche l’amore appare spesso sminuito dalle tante storie che Mody ha con apparente facilità ed estremo disincanto, sia con uomini che con donne.
“L’amore non è un miracolo, Carlo, è un’arte, un mestiere, un esercizio della mente e dei sensi come un altro. Come suonare uno strumento, ballare, costruire un tavolo”.
Quando Mody viene lasciata da Carmine (uno dei più grandi amori della sua vita) dice: “non preoccupatevi, non starò a raccontarvi passo per passo la lotta che ognuno conosce per dimenticare. Soffrii esattamente come tutti. Ma l’amore non è assoluto e nemmeno eterno, e non c’è solo amore fra uomo e donna, possibilmente consacrato. Si poteva amare un uomo, una donna, un albero e forse anche un asino, come diceva Shakespeare.
Il male sta nelle parole che la tradizione ha voluto assolute, nei significati snaturati che le parole continuano a rivestire. Mentiva la parola amore, esattamente come la parola morte. Mentivano molte parole, mentivano quasi tutte. Ecco cosa dovevo fare: studiare le parole esattamente come si studiano le piante, gli animali… e poi, ripulirle dalla muffa, liberarle dalle incrostazioni di secoli di tradizione, inventarne delle nuove, e soprattutto scartare per non servirsi più di quelle che l’uso quotidiano adopera con maggiore frequenza, le più marce, come: sublime, dovere, tradizione, abnegazione, umiltà anima, pudore, cuore, eroismo, sentimento, pietà, sacrificio, rassegnazione”.
Alcune frasi emblematiche di Modesta:
“La donna è nemica della donna come e quanto l’uomo” (pag.247)
“Le parole nutrono, e come il cibo vanno scelte bene prima di ingoiarle”(341)
“Si può amare anche spiando, non vado in cerca di assoluti” (350)
“…i sensi seguono l’intelligenza e viceversa, mi pare che ci si innamora perché col tempo ci si annoia di se stessi e si vuole entrare in un altro….Si vuole entrare in un altro sconosciuto per conoscerlo, farlo proprio, come un libro, un paesaggio. Infatti poi, quando l’hai assorbito, ti sei nutrito di lui fino a che è diventato parte di te stesso, ti ricominci ad annoiare. ” (399)
“i colori sortono dal cuore, i pensieri dal ricordo, le parole dalla passione”. (408)
“Abbandonarsi alla vita sempre, senza paura…” (469)
Riassumendo e facendo un raffronto con quel che ricordo dei pochi altri romanzi che ho letto (soprattutto al femminile):
L’arte della gioia esordisce in un’ambientazione che apparentemente sembra ricordare Ninfa Plebea, ma in realtà si distacca subito dalla miseria sociale; nei passaggi storici non annoia mai (come
Manca, infine, nel racconto il senso del sacrificio e della rassegnazione che, invece, ritroviamo quasi “pietrificati” ne
Il romanzo è animato da un pensiero libertino che mal si adatta all’indole siciliana, a differenza del Gattopardo (cui è stato paragonato) che rappresenta la sicilianità più antica e vera con tutti i drammi, le esaltazioni e le sconfitte, le catene e le libertà conquistate (mai totalmente).
Modesta non perde mai. Adatta la sua vita all’obiettivo della gioia libera.
Un siciliano definirebbe il libro: “Romanzo affascinante, libertino ed immorale, con protagonista una sgualdrina con in testa l’aria del continente”.
Il mio giudizio:
L’equazione cui è ispirata la vita di Modesta é irreale. Non sempre la gioia del corpo corrisponde a quella della mente.
Manca nel romanzo il naturale inevitabile conflitto interiore di ogni essere umano che ci farebbe sentire Modesta più vicina a noi.
Per il resto: esperienza di lettura eccellente, coinvolgente, dissacrante, emotivamente assai difficile (per me), senza orizzonti delineati.
Stile linguistico e struttura: discreti.
"... mi pare che ci si innamora perché col tempo ci si annoia di se stessi e si vuole entrare in un altro….
Si vuole entrare in un altro sconosciuto per conoscerlo, farlo proprio, come un libro, un paesaggio.
Infatti poi, quando l’hai assorbito, ti sei nutrito di lui fino a che è diventato parte di te stesso, ti ricominci ad annoiare. ”
[Goliarda Sapienza, L'arte della gioia]
"Mi sono innamorato di te
perché
non avevo niente da fare
il giorno
volevo qualcuno da incontrare
la notte
volevo qualcuno da sognare
Mi sono innamorato di te
perché
non potevo più stare solo
il giorno
volevo parlare dei miei sogni
la notte
parlare d'amore"
[L. Tenco, Mi sono innamorato di te, 1962]
Siamo troppo impegnati a risolvere problemi quotidiani di quasi sopravvivenza per soffermarci su ciò che sta accadendo.
Mancava solo la "schedatura".
"Voi dite che la buona causa santifica persino la guerra?
Io vi dico: è la buona guerra che santifica ogni causa."*
* Nietzsche, Così parlò Zarathustra.
Ci penso da un paio di giorni.
Volevo scrivere un topic dedicato alla mia "nuova" vicina di casa.
Un fagottino di 2,600 kg, nata con un mese di anticipo.
Come se avvertisse che non era ancora il suo tempo, tiene sempre le manine davanti al volto, quasi a proteggersi dal mondo.
Così piccola, così fragile che anche il rumore e la luce la infastidiscono.
Avevo scattato una foto da condividere con voi.
Ma, poi, ho cancellato tutto.
Siamo diventati sospettosi, diffidenti, spesso eccessivamente dissacranti.
Ho temuto che il mio gesto non fosse "eticamente" corretto, considerate tutte le insidie della virtualità.
Ma mi sento sconfitta.
Buon weekend a tutti.
Ogni tanto provo a fare dei bilanci.
Il tuo blog è il frutto di una sega mentale infinita. (RosemaryHoyt)
Sei solo una capra dell’Etna quando censuri. (Forlivese)
Tu, cara red, hai un grandissimo carattere di merda e, allo stesso tempo, sei fantastica, sei generosa, passionale. (Remo Bassini)
Puoi sentirla cantare ed è come il brusio del mare d’autunno. Se la tradirai quel mare ti farà paura, ma non ti affonderà perché la sua rabbia non sa essere mortale, anche se non riusciresti mai a perdonare te stesso. Solo lei potrebbe farlo. (Eventounico) (*)
E' chiaro che, partendo dall'ultimo commento, questa rassegna sembra di stampo berlusconiano, insomma assomiglia ai suoi sondaggi.
Ma mi dà la giusta energia per andare avanti.
[(*) un grazie particolare ad EventoUnico che è riuscito ad emozionarmi dedicandomi un ritratto da cui è tratto il frammento riportato ]
Facevo visita alla sig.ra R. raramente.
Ma ogni volta mi riempiva di affetto, consigli, ricordi, esperienze.
Con due occhi grandi, scuri, vivi, mai invecchiati, a dispetto di un corpo cadente e oramai costretto alla sedia a rotelle.
La sua casa era piccola e molto modesta.
Tutti i risparmi (una fortuna) suo marito li aveva spesi per comprare libri.
C’erano libri dappertutto. Ed in mezzo, lui, pelle e ossa completamente ricurve.
Quando arrivavo io, sollevava lo sguardo, quasi assente, per salutarmi e proseguiva nelle sue letture.
“Lo vedi? Ha vissuto solo per quelli e morirà per quelli. Per lui è come se non esistessi.
Attenta, mia giovane amica, gli uomini sono capaci di strapparti il cuore e di dimenticare in pochi attimi e per cose di poco conto”.
Ed aggiungeva “Leggi. Leggi tanto. Leggere ti aiuterà ad usare le parole che sono dentro di te. E poi scrivi, perché - sono certa - tu toccherai il cuore di chi ti leggerà.”
Quel che scrivo oggi non so.
So che scrivo.
“Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso”
(Ungaretti)