Non voglio nuove elezioni
Non mi importa nulla del fatto che, qualsiasi governo si andrà a formare, non rappresenterà la volontà degli elettori
Non mi importa nulla della legge elettorale
Siamo al collasso in più settori di vitale importanza
Voglio un governo immediato di TECNICI RESPONSABILI
(P.S. Ma si può "allungare il cemento"?)
"Risponde la segreteria telefonica di XXXXX.
Al momento è assente.
Lasciate un messaggio e sarete richiamati."
La cucina era proprio minuscola.
Un mobiletto in formica con sopra tre fornelli, un tavolino con quattro sedie, una “iazzana” dove riporre stoviglie e tutto il necessario per cucinare.
La porta dava su un piccolo terrazzino, circondato e coperto da un pergolato, con diverse “raste” e, nell’angolo, una giara.
Ogni mattina il rito del latte.
Sua madre lo preparava, fiduciosa che la ripugnanza di Giulia per il latte cessasse da un giorno all’altro, così per miracolo.
Ma Giulia lo odiava. E fissava la tazza per almeno mezz’ora sperando che il liquido evaporasse.
Alcune volte riusciva a convincersi che fosse un farmaco, così chiudeva gli occhi e lo mandava giù.
Ma il più delle volte non ce la faceva proprio.
E così pian piano si alzava, gironzolava un po’ intorno, usciva nel terrazzino e con gesto furtivo… annaffiava le “raste”.
Finchè capì che questo stratagemma rischiava di tradirla.
E allora, la grande idea: la giara!
La giara la salvò per parecchi giorni.
Aveva finalmente trovato un’alleata sicura che divorava le sue tazze di latte.
Ma tutte le cose belle prima o poi finiscono.
Finirono, quindi, le giornate di sole e cominciarono le prime piogge.
Ed un giorno piovve.
E piovve così tanto che Giulia rimase allibita dietro la porta a vetri della cucina a guardare il terrazzino, totalmente allagato.
I suoi occhietti stentavano a crederci.
Sembrava un complotto del cielo contro di lei.
La giara si riempì di acqua e cominciò a traboccare di un liquido bianco che ben presto inondò il terrazzino, per riversarsi sotto nel cortile.
Sua madre, che era giù per ripararsi dalla pioggia, proprio sotto il terrazzino, quando salì, guardandola negli occhi, le disse:
“chi cosa strana oggi, chiuviva latti, appo a essiri un miraculu”
“Avvocato, il Suo cliente dovrebbe darsi una regolata, perché tra poco costruirà sull’acqua”
“No, Signor Presidente, il mio cliente è molto accorto, costruire sull’acqua provocherebbe dei costi aggiuntivi non ammortizzabili in questo tipo di speculazione edilizia”.
Il cemento in Sicilia. Nelle zone più belle della Sicilia.
Il tessuto urbano fotografa il grado di civiltà di un paese.
Non la letteratura, la filosofia, la politica, l’apparato normativo.
La concreta volontà di un paese di “crescere” si desume dal tipo di programmazione urbanistica che si dà.
Dalle strade al verde, dai servizi agli spazi liberi.
E dal rilievo dato dall’architettura.
A Chelsea (Manhattan), Gehry Frank, Jean Nouvel, Shigeru Ban e Annabel Selldorf stanno costruendo – dicono – l’angolo più bello del mondo.
Non è difficile, però, realizzare edifici di grande impatto architettonico laddove non c’è molto “da rispettare”, poichè la natura o la cultura non impongono dei “vincoli insuperabili”.
Renzo Piano, incaricato dal Sindaco di Genova di fare da supervisore al Piano Regolatore, crea un laboratorio, l’UrbanLab, in cui si fa affiancare da tre colleghi stranieri di chiara fama, Rogers (Londra), Bohigas (Barcellona) e Burden (New York), per creare una città “equa”.
Le vicende che riguardano i Piani Regolatori di una città sono inenarrabili.
Le esigenze che devono essere soddisfatte con la programmazione sono molteplici e spesso contraddittorie.
Molto viene sacrificato al profitto (lecito o illecito o non sostenibile dal punto di vista ambientale o paesaggistico poco importa).
L’uomo non riesce a programmare un futuro sano.
Dall'età di un anno mi hanno insegnato ad essere responsabile.
Di tutto quello che dicevo o facevo.
Forse perchè non c'erano troppe cose di cui, all'epoca, ci si poteva permettere la "titolarità esclusiva".
E la responsabilità apparentemente non costava nulla. E mi faceva sentire più forte.
Nel tempo ho imparato ad essere responsabile per me e per gli altri.
In fondo credo sia diventato un gesto di superbia e di superiorità.
Insomma, fa parte della mia megalomania.
Il fatto è che non stimo le persone che non sono in grado di assumersi le proprie responsabilità.
Che accusano la famiglia, la scuola, il governo, lo stato, la chiesa.
Mastella.
Se l'unica strada per Mastella sono state (ed erano) le dimissioni, chi lo ha nominato nella consapevolezza di tutti i dubbi che pendevano sulla sua "condotta", conferendogli tra l'altro un Ministero delicatissimo, cosa dovrebbe fare?
E Cuffaro?
Come fa ad esultare, nonostante la pesantissima condanna, sol perchè-pare-nessuna norma gli impedisce - allo stato - di continuare a svolgere le sue funzioni.
E' vero. Siamo stati noi ad eleggerli ed un po' ci rappresentano.
Ma a prescindere da ogni considerazione di carattere generale, che fine hanno fatto il senso di responsabilità, la dignità personale, il rispetto sostanziale delle leggi.
Che cosa siamo diventati?
Ovunque
Pioggia di pietre
E dalle ferite
Solo
Acqua
"Ah, quante volte alzando gli occhi al cielo
spinte dalle correnti ho visto le nuvole vagare
La sera insegna ad attendere il giorno
che arriva come sempre a chiudere i passaggi della notte"
Conforto alla vita, Battiato
Aggiornamento delle 12,30
Approfittando della mia febbre, avete interpretato assai liberamente il topic che ora mi pare abbia il seguente nuovo contenuto (dal quale mi dissocio totalmente):
Sul terrone Mastella
dalla Magistratura
pioggia di pietre
L'ex Ministro rassicura i Suoi elettori terroni:
"sarete sempre nel mio cuore"
e avverte: "occorre distinguere tra Magistrati e magistrati"
W Mastella!
Sei tutti noi (o sei uno di noi... non s'è capito bene dai commenti...)
Se un uomo silenzioso sta pensando
sta pensando che è meglio tacere
per avere qualche possibilità
di risultare interessante
(tutti i diritti riservati)
Un uomo silenzioso non è un uomo che sta pensando, è semplicemente un uomo che non ha niente da dire.
Più spesso leggo o ascolto interviste di parenti di vittime di reati che invocano la certezza della pena per i colpevoli come unico bene che può lenire il dolore per la perdita subita.
Nulla è più menzognero ed illusorio.
Ritengo che il dolore non possa trovare alcun sollievo in eventi esterni, tranne che - forse - nel passare del tempo.
In tale contesto, la pena mi appare come una sorta di vendetta legalizzata.
Ed, invece, dovrebbe rispondere ad un'unica esigenza: Giustizia.
E la Giustizia ha una sola fonte: la Legge.
argomenti di cronaca strani
spazzature che si inseguono
uomini politici - religiosi - gente di pianura
programmi serali di pseudo-approfondimento che pur trattando argomenti totalmente diversi, trattano sempre un unico argomento
realtà confuse, valori dissolti
urlano tutti
tutti hanno ragione
lo stato sbaglia sempre
la giustizia sbaglia sempre
le discariche non ci sono, e se ci sono non possono essere funzionanti, e se possono rendersi funzionanti, sarebbe meglio, comunque, trovarle altrove
e i sospetti sugli uomini di Chiesa?
e la colpa?
già
la colpa. è sempre altrove.
prima la destra, poi la sinistra. no, anzi, prima la sinistra e poi la destra. e comunque la destra, a prescindere. però la sinistra... beh... per non parlare dei verdi...
siamo tutti innocenti fino alla sentenza definitiva di condanna
è chiaro che, poi, il grado di innocenza dipende dal potere dell'incolpato