Pentimento
Mi ha pregato di farlo aspettare e, siccome mi ha pure dato un passaggio per arrivare al tribunale, non ho potuto sottrarmi.
Del resto, era ancora presto e non avevo molte cose di cui occuparmi a quell'ora.
Ma io detesto le aule penali. Forse perchè durante i miei studi ho incontrato l'Avv. Taormina, o forse perchè le cose concrete sono inconciliabili con me, o forse perchè in un'aula penale sono costretta a confrontarmi con l'umanità, in tutte le sue sfaccettature. Ed è una cosa che ho sempre voluto evitare.
L'aula è protetta da doppie porte. E quella interna consente tre ingressi. A scelta. Io di solito scelgo in base all'orario. Se penso ci sia udienza, preferisco l'ingresso laterale, così evito l'impatto immediato con il Collegio.
Ieri, a quell'ora, non c'era nessuno. "Meglio" pensai mentre mi sedevo al "banco dei parenti" e aprivo la borsa per tirare fuori "Ragionevoli dubbi".
Dovevo pur ammazzare l'ansia dell'attesa con qualche lettura leggera.
Questa era proprio leggera. Avevo letto il libro in un pomeriggio di qualche mese fa, tutto d'un fiato. Non era rimasto granchè, ma c'era un episodio così divertente e verosimile che volevo rivedere.
Un tempo i libri per me erano sacri. E li toccavo con la stessa devozione con cui si tocca un oggetto sacro.
Ora sottolineo, piego, potrei addirittura strappare. Così fu facile trovare ciò che cercavo.
Arrivarono i colleghi che, dopo avermi salutato con non poca sorpresa (tu qui? e a quest'ora? ti abbassi a stare tra di noi? ma almeno siediti al nostro tavolo!), cominciarono a sistemare i fascicoli sul tavolo.
Poi un'accozzaglia di parenti che sedettero poco distanti da me.
Infine, un gruppetto di tre persone, rimaste dietro, all'impiedi, ben vestite, che sembravano sapere il fatto loro.
Uno di questi attirò la mia attenzione. Alto, capelli lisci, castano chiari, non proprio corti, occhi scuri, carnagione lievemente abbronzata, abbigliamento "giusto", mani e polsi... perfetti.
"Beh", pensai, "non è poi così noiosa l'attesa", e chiusi finalmente il libro.
Entrò il Collegio e ci alzammo tutti. Venne chiamato il processo Vxxxx + 59.
Si trattava di associazione, omicidi, estorsione. Ce n'era per tutti i gusti.
Il 59° imputato (presente in aula in manette) era un poveraccio assoldato alla giornata, saltuariamente, per fare da autista.
Per 30.000 lire al giorno o due stecche di sigarette.
Continuavo ad essere infastidita ed annoiata dall'ambiente e dagli argomenti.
Ad un tratto il cancelliere chiamò ad alta voce Mxxx e poichè nessuno di quelli che mi stavano davanti facevano segno di avvicinarsi al Collegio, mi girai.
A questo punto il tizio che avevo notato poco prima, con passo calmo, deciso ed elegante andò verso i Giudici.
Cominciai a svegliarmi e a provare un qualche interesse.
Disse che doveva fare necessariamente una premessa.
"Ho un passato di mafia, durante il quale ho commesso parecchi errori, alcuni gravissimi. Ma mi sono rifatto una vita. Oggi ho un lavoro dignitoso e redditizio che adoro, una famiglia che amo, una vita molto soddisfacente."
Poi proseguì parlando di feste, di ville, di conoscenze.
Il Presidente chiese come ponevano in essere le estorsioni. Disse che raramente occorreva la minaccia o la violenza. Più spesso bastava semplicemente recarsi sui luoghi, nelle aziende, sui cantieri. Addirittura alcune volte, le imprese che "volevano stare più tranquille", prima di iniziare una qualsiasi attività, si informavano su chi gestiva la zona e si presentavano a loro, offrendo già il prezzo della "tranquillità".
Mentre lo ascoltavo, ogni tanto giravo lo sguardo verso il poveretto in manette, l'autista, quello che non "era pentito", che non poteva essere pentito, perchè non conosceva se non la piccola manovalanza, che non poteva essere utile allo Stato, che stava già scontando la sua pena in galera dove, anche grazie al pentito, che aveva commesso ben più gravi reati, sarebbe rimasto ancora per parecchi anni.
Aveva pochi denti, uno sguardo perso, tante rughe sul volto. Mostrava disinteresse per tutto quanto stava accadendo.
E pensavo ai miliardi spesi dallo Stato per mantenere i pentiti, per rifare il loro look, per mantenere le famiglie dei pentiti, per assoldare i legali dei pentiti. Miliardi.
E pensavo con tristezza anche ai nostri Giudici caduti per mano della mafia. Purtroppo anche loro, all'epoca, avevano favorito questo fenomeno.
Il forte desiderio di sconfiggere la mafia li aveva traditi.
In ogni senso.
Avevo voglia di vomitare.
Sono uscita, mentre stava per arrivare il collega.
"Fortuna che sei arrivato. Ho bisogno di respirare. A dopo".
Spighe
Camminavo di notte insieme a lui in una campagna, avvolta dall'oscurità e piena di spighe di grano.
Le spighe mi arrivavano alle ginocchia ed erano così fitte che, pur muovendomi, non capivo dove poggiavo i piedi.
Temevo, anche per il buio e l'estraneità del luogo, di non venirne fuori.
All'improvviso, scivolando su una roccia umida, siamo arrivati in paese, al centro del mercato.
Sono entrata a comprare dei fichi, ma il fruttivendolo tardava a consegnarmeli.
Alla fine me li portò. Ed erano enormi e già sbucciati ed alcuni addirittura tagliati.
Il fruttivendolo si giustificò dicendo che li aveva spellati per togliere le parti andate a male.
Nel frattempo, lui era scomparso.
Ora desideravo solo tornare nella stessa direzione dalla quale ero venuta, così mi feci accompagnare da mio padre.
Giunta nel luogo così tanto desiderato, assistetti ad uno spettacolo naturale eccezionale per forme e colori che mi turbò profondamente per lungo tempo.
Molte cose la intristivano.
Gli anni trascorsi senza rendersene conto, gli eventi importanti della vita vissuti come in un film i cui protagonisti ora apparivano irrimediabilmente sfocati, la mancanza di coraggio.
Lei stessa, del resto, aveva avuto il privilegio di vivere solo le parti più banali di questo film.
Niente imperfezioni, fuori copione o improvvisazioni.
Eppure sarebbe bastato poco.
Entrando vide le chiavi della macchina sulla consolle dell'ingresso e per un attimo incontrò il suo sguardo nello specchio. Ma evitò di soffermarsi.
Imparare a vivere
e a vivere bene
credo sia la cosa più difficile.
Oramai cerchiamo solo di galleggiare, provando ad ingannare gli orologi.
Solo i cellulari controllano la nostra esistenza in vita.
Voglio iniziare la giornata con una frase semplice e banale (non mia):
"La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro.
Leggerli in ordine è vivere,
sfogliarli a caso è sognare"
C R O M O
camminavo a braccetto con G., parlando di politica. piovigginava.
ad un tratto sua moglie mi propose di andare a confessarci
siamo entrate dal portone principale della Chiesa, immettendoci direttamente nella sagrestia
un ambiente angusto e pieno di persone. non si respirava.
girando lo sguardo vidi a destra le dita di una mano appoggiate ad un balconcino di legno
ed ebbi la sensazione che fossero staccate quasi dal corpo,
anche perchè eravamo così stretti che non riuscii a scorgere altro.
arrivò il mio turno e feci per prepararmi alla preghiera.
ma il frate, che sembrava avere più di cent'anni, si alzo e mi poggiò le dita sulle palpebre
non era italiano e non voleva sapere dei miei peccati.
mi disse che avevo molta "doloranza"
e che nella Bibbia c'è scritto che in questi casi bisogna assumere un infuso di una pianta che cresce solo su alcune pendici dell'Etna.
poi sentii che avevo perso qualcosa ed una suora mi porse un braccialino di madreperla e corallini lungo quasi due metri. si era rotto e lei stava provando a sistemarlo con ago e filo.
l'aiutai
poi lo ripose in un cestino su un tavolo insieme ad altri oggetti carini, ma di poco valore, innanzi al quale stava ora seduto il frate
io, per accrescere il valore del mio dono, dissi "E' un ricordo di una mia cara zia".
se penso ad un colore che mi piace
vedo il mio mare nelle sue infinite sfumature
che diventa un incanto nelle prime giornate estive
quando mi appare
verde smeraldo
nessun gioiello potrebbe eguagliarlo
oddio...
non vorrei essere messa alla prova.
Se gli uomini fossero dotati anche di intelligenza, sarebbero meravigliosi.
Consentiremmo loro persino di bere il tè al nostro stesso tavolo.
Ma non sarebbero più eccitanti.
Credo che loro conoscano questa verità e, quindi, per generosità o egoismo, abbiano deciso di non diventare intelligenti.